inter……….intermesoli

Passo a prendere Fabio venerdì sera alle 20.30 al casello e partiamo verso il gran sasso, alle 23.15 arriviamo allo svincolo per salire a campo imperatore e “…ASSSSPITA” c’è la sbarra. Scendiamo guardiamo tiriamo spostiamo ma…. la catena non è infilata ma allora si passa alzo la sbarra e andiamo, a mezzanotte siamo nel sacco a pelo dentro la mia macchina che non è il Live hotel di qualche settimana fa. Diciamo che riposiamo, dormire è una parola un po’ grossa ci alziamo verso le 5.30 e alle 6.30 siamo sci in spalla, saliamo e in breve arriviamo al duca la neve è ancora dura proseguiamo per cercare un pendio baciato dal sole, ci buttiamo e arriviamo giù alla base della sella dei grilli il gran sasso alle prime luci è veramente bello,

mentre imponente e maestosa ci appare l’intermesoli. Saliamo con le pelli ma il sole adesso scalda bene e sulla ripida salita a tratti si scivola ,

 

usciti sulla sella ci mettiamo sci in spalla e scarponcini ai piedi risaliamo per il sentiero sud la cresta dell’intermesoli e arriviamo in cima, la visione a 360 ° è notevole. Aspettiamo un po’ prima di scendere, il primo tratto anche se breve è bellissimo un filo che scende da una parte verso la val maone e dall’altra verso il venacquaro. Il pendio è un biliardo con pendenza ideale stupendo fino al brecciarone ai piedi del corvo,

 

in un ambiente solitario e visionario.

 

 

Nuovamente le pelli e saliamo fino alla sella dei grilli, altra discesa con neve ormai scaldata ma non stracotta ben sciabile. Pelli e risaliamo campo pericoli  verso la portella

e da lì sci in spalla e scarponcini ai piedi (fondamentali) per il sentiero ritorniamo a campo imperatore dopo circa otto ore.

 

 

 

 

gita impegnativa fisicamente ma dalle immagini magnifiche.

in salita circa 1700 mt in discesa 1500

stefano


 

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val maira e le sue bellezze…

La meteo è favorevole per questo week end. Io e Fausto sono già alcuni giorni che cerchiamo una destinazione per andare a fare un paio di gite, prima che sia decisamente troppo caldo.

Val Badia?   Non c’è più neve.

Valle d’Aosta?   I rifugi sono chiusi.

Allora dove andare? … ma in VAL MAIRA ovviamente! Fausto è tutto l’inverno che l’ha in testa dopo che ha letto un articolo e visto delle foto fantastiche, non parla d’altro.

Nelle “convocazioni” io e Fausto facciamo un gran casino, qualcuno viene informato da entrambi e qualcuno (purtroppo) non viene avvisato affatto. Così venerdì alle 17 a Rimini sud ci ritroviamo in 5 in un camper da 4, ma fa nulla ci stringeremo un po’.

Questa volta grande assente del “Team Dynafit” è la Marina ma ha una super giustificazione!!!

Durante i 550Km (che diventano oltre 600 perché sbagliamo strada vicino a Fossano) parliamo di tutto: Montagna, Politica, Religione, Lavoro… e finalmente arriviamo dove finisce la strada in fondo alla valle, dopo aver visto (e quasi investito!) diversi caprioli.

La VAL MAIRA è una delle più selvagge e meno abitate di tutto l’arco Alpino e  si trova in Piemonte nelle Alpi Cozie, si estende da Dronero (CN) verso ovest per oltre 40 Km sino al confine con la Francia.

  

La valle è un vero paradiso per lo scialpinismo ed inoltre c’è un’ottima cucina e buon vini, per non parlare delle misteriose tracce della cultura OCCITANA con la sua singolare lingua e cultura risalente al Medio Evo.

Sabato mattina la sveglia suona alle 5,00 e prima delle 6,30 siamo già in marcia con gli sci in spalla.

 La nostra destinazione odierna è M. te CIASLARAS (3005 mt.) la nebbia del mattino presto si dirada e lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è grandioso! Il silenzio regna sovrano e mentre saliamo i 1300 mt. chiediamo informazioni (ai pochi scialpinisti locali che incontriamo) per dove andare a mangiare questa sera e su che gita poter fare l’indomani.

In cima c’è un panorama meraviglioso a 360° e mentre Fausto è intento a fotografare arriva una ragazza (ricciolona rossa) che mentre parla con Fausto si spoglia tutta e completamente dalla vita in su per cambiarsi gl’indumenti bagnati di sudore!!! Forse pensa,avendo saputo che veniamo da Rimini, che siamo disinibiti e abituati al topless? Fausto imbarazzatissimo… d’istinto sarebbe tentato di FOTOGRAFARE TUTTE LE SINGOLARI BELLEZZE DELLA VAL MAIRA ma la ragione prevale e si gira dall’altra parte, ma non è facile perché la ragazza, mentre si asciuga il seno continua a parlargli! Poi si riveste, ci saluta e se ne và.

Da li in avanti Fausto ogni ragazza che vede esclama:<<…è la rossa?…>>.

Durante la discesa vediamo una dozzina di Camosci, due Stambecchi (rari in queste zone) e decine di Marmotte da poco uscite dal loro letargo. Arrivati al camper doccia di fuori, spuntino con piada e prosciutto e pennichella. Si sta divinamente qui.

Ci spostiamo a Marmora per la cena nella bellissima locanda”Lou Pitavin” mangiamo divinamente, a sazietà e spendiamo il giusto. Ci spostiamo per la notte sopra la borgata quasi disabitata di Preit su strade strettissime ed esposte sino a raggiungere quota 1840 mt. Partenza della gita domenicale. Nuovamente la sveglia suona alle 5,00 oggi si và sulla cima del M. te CASSORSO (2774 mt.) gita di poco più di 900 mt. di dislivello ma bella anche dal punto di vista sci alpinistico con un canale di 30° di pendenza costante ed un tratto di quasi 40°.

Dopo la bella e appagante gita, prima di ripartire per casa, si ripete il momento di relax come il giorno prima.

Siamo contenti e soddisfatti, si ride e si scherza ma al “Team Dynafit” manca qualcosa:  quel tocco di classe e di femminilità della nostra Marina!!!

Enrico M.            Fausto G.            Andrea B.           Renato M.          e             Fabio M.

Traccia GPS, info tecniche delle gite e altre foto:

CIARLARAS         http://www.giscover.com/tours/tour/display/12379

CASSORSO         http://www.giscover.com/tours/tour/display/12382

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old team prosegue…

Venerdì Santo. La meta della gita è, in effetti  non lo so,  forse Punta di Oberettes  (3450 m), ciò che veramente ci  importa è non fare tratti con gli sci in spalla.

Alle 6.30 siamo a Maso Corto.  Anche oggi non siamo soli, dico non solo nell’universo!!  Ci precedono 3 indigeni, sono diretti a Punta delle Frane, controlliamo sulla carta la cima è lì (2860 m),  si può fare. Risaliamo un primo tratto della pista Lazaun, è innevata,  non abbiamo una relazione,  non sappiamo dove dobbiamo lasciarla, i ns 3 indigeni  sono davanti a noi, ma l’orizzonte è ampio, non abbiamo visto dove sono passati e non li vediamo, andiamo avanti così, quasi fossimo a caccia di tartufi.

Anche oggi  la giornata è fantastica, fresca, senza vento, cielo sereno. Tracciamo visivamente il tragitto verso quella che reputiamo essere la ns meta e poi avanziamo. Superato  un primo canalone,  improvvisamente appaiano, lontano ma davanti a noi, delle persone.  Non ci siamo persi, rinfrancati ci inoltriamo nella Valle delle Frane.  Superiamo un tratto abbastanza ripido e con neve già discretamente molle,  poi  la valle svolta decisamente  a destra e si avanza  alternando pendii  ripidi a tratti più dolci , con

neve ora più consistente.    

Il Team si sgrana, Powder  non molla, anche oggi insegue ma non molla, più in alto superato  un  ultimo strappo pieghiamo a sinistra e raggiunto un tratto in piano troviamo, sedute a mangiare  su delle rocce, le 3 persone che prima  avevamo intravvisto risalire davanti  a noi. Sorpresa, non sono gli stessi  indigeni di Maso Corto, e allora dove siamo? Vergognandoci  un  po’  glielo chiediamo, ma non capiamo la risposta in tedesco, fa lo stesso.  La cima è lì distante  forse meno di 200 metri e la raggiungiamo, l’altimetro indica circa 3230 m.

Panorama splendido da Punta di Oberettes,  alla Palla Bianca, tolte le pelli, riunito il Team, scendiamo.Scegliamo un canale diverso da quello di salita e la scelta è giusta ottimo firn, la consistenza della neve è complessivamente migliore di quella trovata nella discesa da Cima di Tessa ,

felici rientriamo a Maso Corto intorno alle 13.00.

 

A conclusione di una indagine del  R.I.S  è stato appurato che si è raggiunta la Bocchetta delle Frane (3254 m).

Alberto

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old team in val senales

La meta doveva essere la Valmaira ma le poco incoraggianti previsioni meteo ci inducono al cambiamento.E così mercoledì  20 aprile nel primo pomeriggio l’Old Team della Fausta: Fausto, Renato, Fabio, Marina e il sottoscritto,  (Marina non ce ne voglia, è l’eccezione che conferma  la regola)  parte con destinazione Massreidhof  in alta Val di Fosse, trasversale della Val Senales.Si arriva in tempo per cena , dopo esserci accordati con la proprietaria per l’ora della colazione, alle 9.30 siamo già a letto.  Sveglia alle 5.00, colazione alle 5.30 e alle 6.00 lasciamo il maso, in macchina raggiungiamo Casera di Fuori (1690 m) da lì si parte per Cima  Tessa (3318 m).

Non siamo soli,  troviamo 2 indigeni che,  zaino e sci in spalla, scarponi ai piedi,  in mountain bike  prendono il sentiero  per  Maso Gelato,  400 m di dislivello. E’ la ns stessa prima tappa,  quanto li invidieremo al ritorno.  Per noi circa 1 ora e mezza,  sci in spalla. A Maso  Gelato, come previsto, troviamo la neve. Finalmente si  pella e via.  Attraversata  la radura,  e il torrente ci aspetta il primo tratto, il più impegnativo dell’ascesa,  un canale in forte pendenza,  con neve  gelata da accumuli di valanghe.

 

Il  Team avanza,  si sgrana  poi, quando spiana, si ricompone e abbastanza speditamente  procede,  per salti successivi,  verso la cima. La giornata è fresca,  senza vento,  cielo sereno con l’assenza assoluta di nubi,  insomma splendida, la giornata ideale per una gita in montagna. Salendo i distacchi si approfondiscono, Powder  si attarda,  comunque “barcolla ma non molla”.

Intorno alle 12.00, sulla sella (3300 m) ai piedi della breve cresta rocciosa che porta alla vetta, togliamo gli sci. Tra complimenti  reciproci, foto di rito e sguardi al magnifico panorama a 360° aspettiamo che tutto il Team si ricomponga e si rifocilli, poi discesa sino a Maso Gelato.

Un primo breve tratto di neve ancora abbastanza dura, poi alternanza di tratti di ottimo firn e di neve un po’ più molle, ma sempre divertente e sciabile.

Da  Maso Gelato  l’essere “Old” del Team si fa sentire.  Il rientro a scarponi ai piedi a Casera di Fuori si rivela, anche se oggi è Giovedì  Santo e non Venerdì  Santo,  una sorta di via Crucis.

Finalmente, alle 16.30 dopo quasi 10 ore ci gustiamo una birra a Casera di Fuori.

Alberto

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la neve che non ti aspetti

Partiti sabato pomeriggio io,Emanuel e Luca, con direzione svizzera.

Notte al Live Hotel di gran classe,                         la mattina l’aria frizza oltre modo e c’è qualche nube a cappello sulle cime, ma il panorama verso il Bianco è notevole.

Partiamo sci e tavola in spalla poi con le pelli fino sotto al canale e qui LA NEVE CHE NON TI ASPETTI, crosta non portante e sotto polvere, la salita è lunga e fisicamente impegnativa, anche perchè le nubi avvolgono il canale.

Arriviamo in cima al canale a 3600 e riceviamo il premio, per un’attimo si apre per farci vedere il velan, poi però si richiude lasciandoci solo la possibilità di una discreta visibilità all’interno del canale con neve molto bella all’inizio poi via via crostosa e su grumi poi nuovamente buona.

Arrivati a 3000 circa ecco di nuovo LA NEVE CHE NON TI ASPETTI,

polvere e poi un firn spettacolare per una discesa lunga e movimentata arriviamo a 5 minuti dalla macchina dopo una discesa da 1700 mt.

Bellissima uscita al couloir Annibal al mont Velan.


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l’atmosfera magica di chamonix

edward-sharpe-the-magnetic-zeros-home

Siamo partiti io,daniele,paola,luca e mannes con il pullmino di luca, nel pomeriggio di mercoledì  con destinazione le moulin, gite d’étape,  gestito dall’ efficientissimo e simpatico henry, sempre aperto anche di notte se si prenota, arrivando all’ una di notte insieme agli altri allievi e istruttori. Inizia così la parte sci alpinistica del corso SA3 per 16 allievi e 8 istruttori.

Il fascino del m.bianco  si sente e si vede in francia tra le persone che incontri e nel panorama molto di più che da noi, c’è un’atmosfera diversa magica che contagia.

La prima giornata tra nuvole e neve la passiamo su l’aguille rouges con la traversata della

breche belvedere discesa in doppia,

 

 

 

 

 

 

 

poi vallone stupendo anche se con poca neve e rientro  a piedi.

Il giorno dopo la dedichiamo ad una breve ma intensa salita alpinistica alla petit verte

 

 con squarci bellissimi sul bacino dell’argentiere, sul bianco

 

e sul nant blanc davanti a noi.

Sabato scendiamo nel catino dell’ argentiere e passiamo in rassegna una serie formidabili di pareti nord

raggiungiamo in una bellissima giornata il colle dell’argentiere

 

 

 

stupenda discesa fino ad argentiere.

L’ultimo giorno torniamo in italia con un’ itinerario tirato fuori dal cilindro di elia

 

sci alpinistica al m. colmet. Dalla vetta il panorama a 360° è notevole,

 formidabile  discesa su una neve trasformata al punto giusto

 e l’innevamento ci permette di arrivare quasi ad arpy.

au revoir

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Il richiamo….dello spirito

Ciao Stefano,

pensandoti in Sicilia avevo un senso di invidia non tanto per la sciata unica, ma soprattutto per la possibilità, che spero abbiate compiuto, di mangiare: CANNOLI,CASSATE,DOLCI DI MARZAPANE,ARANCINI E MACCHERONI ALLA SICILIANA, e vaiiiii,

io invece mi sono accontentato di godermi una serata solitaria in compagnia del mio camino con un pò di carne alla brace e la vista della Majella che mi chiamava.

Ho imparato, con la frequentazione del corso, ha scoprire le emozioni che la montagna ti regala non solo in estate con l’alpinismo ma anche di inverno con lo scialpinismo, e finalmente sono riuscito a raggiungere la vetta del Mte. Amaro che decine di volte mi ha ospitato nelle notti  estive durante le mie escursioni  alpinistiche.

Sono partito domenica mattina presto, sia per far sì che la discesa, qualora avessi raggiunto la vetta, non si fosse realizzata troppo tardi per la neve, sia perchè ho coscienza dei miei ritmi da rispettare. Infatti……….

Uscito di casa alle 6.00, ho raggiunto la stradina della lama bianca che era interrotta per neve a quota 1.300 circa ed a una distanza di 1.400mt dall’inizio del sentiero per la rava del ferro.

Partenza in solitaria alle ore 7.00 e percorrere la stradina fino all’attacco del sentiero per la Rava del ferro è stato un “bel riscaldamento”.

Siccome non ero mai salito in estate dal quel versante, ma sempre da campo di giove o dal fondo majella per femmina morta, o da guado di coccia per tavola rotonda,  avevo la cartina dei sentieri per la ricerca della rava del ferro, che intuitivamente avevo capito come raggiungerla, ma per evitare il primo tratto di avvicinamento al canale in un sentiero privo di neve e molto pendente e dopo un chilometro e mezzo già percorso con gli sci in spalla, ho preferito mettere gli sci e seguire delle tracce  presenti all’arrivo della stradina della Lama a quota  di partenza di 1.500 mt che si indirizzavano verso il bosco innevato ancora sella destra, con l’idea di raggiungere una quota orizzontale  che mi avrebbe congiunto con l’inizio della rava alla quota dove c’era la neve.

Come spesso mi accade nella vita, in certe situazioni mi faccio trascinare dal destino e seguo gli eventi come si presentano automaticamente, come se qualcuno o qualcosa mi indirizzasse contro la mia volontà e ho sempre vissuto le più belle esperienze in questo modo, non con incoscienza ma con una coscienza dell’imprevisto.

Infatti seguendo le tracce con gli sci e intuendo di allontanarmi dalla zona della rava del ferro , ma senza ritornare in dietro ma proseguendo in avanti per vedere appunto lo spirito che mi accompagna che cosa aveva previsto per quel giorno, mi ritrovo ai piedi di una rava spettacolare, che non era né quella del ferro, né quella della giumenta bianca, ma come ho imparato dopo da altre persone che ho incontrato, era la rava della vespa.

Tu potrai dire che mi sono perso, invece io credo che sia stato il mio spirito ad indirizzarmi lì, infatti dopo ho appreso da altri escursionisti che date le condizioni della neve era più preferibile e più bello utilizzare quella Rava perchè comunque partivi ed arrivavi con gli sci ai piedi e la neve dicevano che era migliore. A quell’ora la neve era ancora quasi ghiacciata, infatti ho messo i rampant fino al raggiungimento del crinale in sommità che sbuca più sù della Rava del ferro, a quota 2.700 circa, che ho raggiunto, dopo diverse pause per le foto e il recupero alle ore 12.50.

Lo sò, era un pò tardi, ma ero preparato mentalmente a raggiungere il bivacco comunque, anche se per me lo sforzo di partire da quota 1.300 circa per raggiungere quota 2.793, quindi un dislivello di 1.500 mt, non era nelle mia condizioni attuali, ma la vista di altri sciatori che mi raggiungevano e sparivano dal mio sguardo, il pensiero di raggiungere il bivacco nel ricordo delle mie prime salite adolescenziali, cazz…..mi ha dato la forza di proseguire.

Un momento di apprensione è stato al raggiungimento della cresta perché come sempre accade su quella montagna, anche quando le previsioni sono con la figurina del sole pieno e grande , tende sempre a coprirsi improvvisamente, infatti all’improvviso non si vedeva la rotta, ma grazie ai vostri insegnamenti, in un momento di schiarita, ho preso l’azimut e ho proseguito verso la vetta che ho raggiunto alle ore 13.25 dopo 6h e25 min.

Fantastico, le nuvole andavano e venivano, qualche chiacchierata con altri escursionisti, (una ragazza di Ravenna – pazzesco) il tempo di guardare il bivacco restaurato, finalmente c’è il pavimento nuovo, delle cuccette accettabili e non i tavolati vecchi, le fessure interne chiuse, la serratura della porta funzionante ed un po’ di pulizia necessaria (chissà quanto durerà – ad agosto ti dirò in che condizioni sarà) e giù per la discesa, che senza nulla togliere alle uscite che abbiamo fatto, è stata la più bella della stagione, 1.300 mt senza interruzione e dal bivacco all’attacco della rava, per un dislivello di circa 100 mt, il fondo era come tappeto erboso di un campo di golf perfetto, dopo il sole aveva appesantito e bagnato la neve che comunque aveva un fondo ancora sciabilissimo.

Distrutto nei muscoli ma felicissimo nello spirito ho raggiunto ridendo la macchina alle ore 16.00, ( 9 ore) mentre alle 17.00 sono andato a letto e sono ripartito per ravenna alle 22,00 arrivando a casa alle 2.45.

Il mio “spirito” è sempre con me!!!!!

Ciao Fabio.

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Ripelliamo…………da sud

30 marzo-3 aprile 2011
Dopo un periodo d’assenza www.gliamicidellafausta.it ritorna; abbiamo cambiato forma, ma non sostanza.

Siamo andati in sicilia, sulle orme delle fausta, ormai un habituè e amante dell’isola,  da là ripartiamo con il blog. Il gruppo più numeroso è partito giovedì sera alle 20.25 alla volta di zafferana etnea, mentre un avancorpo, per sondare l’arte della “cartocciata” già mercoledì mattina. Siamo in 15 più lorenzo, in futuro, colonna degli amicidellafausta. Il venerdì mattina partiamo con 2 auto più pullmino, gli skieur sono 11 saliamo dalla strada per il rif. citelli verso pizzo deneri sul versante est.

Il paessaggio è particolare ed è stupendo con una giornata ventosa e fresca, ma con un bellissimo sole e il mare lì; la salita procede veloce, con squarci meravigliosi, arrivati in cima qualcuno non resiste e scende nella valle del leone per assaporare, per sentire, per ascoltare sotto gli sci questa neve del sud ed è pura sinfonia….. ripelliamo saliamo alla sella e da lì nuovamente su una neve incredibile e su una discesa infinita con un sorriso stampato e un tuffo nel cuore arriviamo alla partenza come siamo partiti, sci ai piedi.

 

 

 

Il giorno dopo tentiamo la traversata dell’etna sud-nord, il vento cerca di rallentarci,

ma la salita verso il cratere centrale con la vista tra i fumi dell’interno ti scombussola pancia e cuore scendiamo attraversando la sella, prima su neve ancora dura poi su neve fantastica arriviamo al parcheggio, ancora una splendida giornata.

 

Il giorno dopo relax tra le vie, i monumenti, la cucina di una bellissima siracusa ormai calda al punto giusto per i primi bagni.

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