Ciao Stefano,
pensandoti in Sicilia avevo un senso di invidia non tanto per la sciata unica, ma soprattutto per la possibilità, che spero abbiate compiuto, di mangiare: CANNOLI,CASSATE,DOLCI DI MARZAPANE,ARANCINI E MACCHERONI ALLA SICILIANA, e vaiiiii,
io invece mi sono accontentato di godermi una serata solitaria in compagnia del mio camino con un pò di carne alla brace e la vista della Majella che mi chiamava.
Ho imparato, con la frequentazione del corso, ha scoprire le emozioni che la montagna ti regala non solo in estate con l’alpinismo ma anche di inverno con lo scialpinismo, e finalmente sono riuscito a raggiungere la vetta del Mte. Amaro che decine di volte mi ha ospitato nelle notti estive durante le mie escursioni alpinistiche.
Sono partito domenica mattina presto, sia per far sì che la discesa, qualora avessi raggiunto la vetta, non si fosse realizzata troppo tardi per la neve, sia perchè ho coscienza dei miei ritmi da rispettare. Infatti……….
Uscito di casa alle 6.00, ho raggiunto la stradina della lama bianca che era interrotta per neve a quota 1.300 circa ed a una distanza di 1.400mt dall’inizio del sentiero per la rava del ferro.
Partenza in solitaria alle ore 7.00 e percorrere la stradina fino all’attacco del sentiero per la Rava del ferro è stato un “bel riscaldamento”.
Siccome non ero mai salito in estate dal quel versante, ma sempre da campo di giove o dal fondo majella per femmina morta, o da guado di coccia per tavola rotonda, avevo la cartina dei sentieri per la ricerca della rava del ferro, che intuitivamente avevo capito come raggiungerla, ma per evitare il primo tratto di avvicinamento al canale in un sentiero privo di neve e molto pendente e dopo un chilometro e mezzo già percorso con gli sci in spalla, ho preferito mettere gli sci e seguire delle tracce presenti all’arrivo della stradina della Lama a quota di partenza di 1.500 mt che si indirizzavano verso il bosco innevato ancora sella destra, con l’idea di raggiungere una quota orizzontale che mi avrebbe congiunto con l’inizio della rava alla quota dove c’era la neve.
Come spesso mi accade nella vita, in certe situazioni mi faccio trascinare dal destino e seguo gli eventi come si presentano automaticamente, come se qualcuno o qualcosa mi indirizzasse contro la mia volontà e ho sempre vissuto le più belle esperienze in questo modo, non con incoscienza ma con una coscienza dell’imprevisto.
Infatti seguendo le tracce con gli sci e intuendo di allontanarmi dalla zona della rava del ferro , ma senza ritornare in dietro ma proseguendo in avanti per vedere appunto lo spirito che mi accompagna che cosa aveva previsto per quel giorno, mi ritrovo ai piedi di una rava spettacolare, che non era né quella del ferro, né quella della giumenta bianca, ma come ho imparato dopo da altre persone che ho incontrato, era la rava della vespa.
Tu potrai dire che mi sono perso, invece io credo che sia stato il mio spirito ad indirizzarmi lì, infatti dopo ho appreso da altri escursionisti che date le condizioni della neve era più preferibile e più bello utilizzare quella Rava perchè comunque partivi ed arrivavi con gli sci ai piedi e la neve dicevano che era migliore. A quell’ora la neve era ancora quasi ghiacciata, infatti ho messo i rampant fino al raggiungimento del crinale in sommità che sbuca più sù della Rava del ferro, a quota 2.700 circa, che ho raggiunto, dopo diverse pause per le foto e il recupero alle ore 12.50.
Lo sò, era un pò tardi, ma ero preparato mentalmente a raggiungere il bivacco comunque, anche se per me lo sforzo di partire da quota 1.300 circa per raggiungere quota 2.793, quindi un dislivello di 1.500 mt, non era nelle mia condizioni attuali, ma la vista di altri sciatori che mi raggiungevano e sparivano dal mio sguardo, il pensiero di raggiungere il bivacco nel ricordo delle mie prime salite adolescenziali, cazz…..mi ha dato la forza di proseguire.
Un momento di apprensione è stato al raggiungimento della cresta perché come sempre accade su quella montagna, anche quando le previsioni sono con la figurina del sole pieno e grande , tende sempre a coprirsi improvvisamente, infatti all’improvviso non si vedeva la rotta, ma grazie ai vostri insegnamenti, in un momento di schiarita, ho preso l’azimut e ho proseguito verso la vetta che ho raggiunto alle ore 13.25 dopo 6h e25 min.
Fantastico, le nuvole andavano e venivano, qualche chiacchierata con altri escursionisti, (una ragazza di Ravenna – pazzesco) il tempo di guardare il bivacco restaurato, finalmente c’è il pavimento nuovo, delle cuccette accettabili e non i tavolati vecchi, le fessure interne chiuse, la serratura della porta funzionante ed un po’ di pulizia necessaria (chissà quanto durerà – ad agosto ti dirò in che condizioni sarà) e giù per la discesa, che senza nulla togliere alle uscite che abbiamo fatto, è stata la più bella della stagione, 1.300 mt senza interruzione e dal bivacco all’attacco della rava, per un dislivello di circa 100 mt, il fondo era come tappeto erboso di un campo di golf perfetto, dopo il sole aveva appesantito e bagnato la neve che comunque aveva un fondo ancora sciabilissimo.
Distrutto nei muscoli ma felicissimo nello spirito ho raggiunto ridendo la macchina alle ore 16.00, ( 9 ore) mentre alle 17.00 sono andato a letto e sono ripartito per ravenna alle 22,00 arrivando a casa alle 2.45.
Il mio “spirito” è sempre con me!!!!!
Ciao Fabio.